La mafia non uccide solo d’estate

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Il 6 gennaio 1980 l’organizzazione mafiosa Cosa nostra uccide, a Palermo, il Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella. Il politico siciliano, sin dalla gioventù, dedica la propria vita alla politica cercando di risolvere e sanare i problemi presenti in Sicilia. Dopo un trascorso nelle file dell’Azione Cattolica, Piersanti entra nelle file della Democrazia Cristiana, diventandone uno dei maggiori esponenti, condividendo la linea guida fissata da Aldo Moro al partito. L’atteggiamento di uomo politico franco e trasparente gli valgono la nomina prima a consigliere comunale di Palermo e poi,  nel 1967, a deputato all’assemblea regionale siciliana. L’attività che svolge prima come deputato e poi come assessore alla regione lo candidano a futuro presidente, carica che ricopre a partire dal 1978. Uno degli obiettivi principale che Piersanti inserisce nella sua agenda politica di governo della regione è la lotta alla mafia: proposito che esterna praticamente in ogni conferenza e incontro pubblico.  Il finire degli anni Settanta e l’inizio anni Ottanta vedono in seno a Cosa nostra profonde trasformazioni, non solo riguardo all’entrata in scena a Palermo del clan mafioso dei Corleonesi che minano le basi dell’equilibrio creatosi interno all’organizzazione, ma vedono aprirsi la strada a una nuova forma di ingente guadagno illecito, quale il traffico di droga: non a caso la Sicilia ne diventerà uno dei maggiori centri di lavorazione e raffinamento a livello europeo. L’omicidio di Piersanti Mattarella si inserisce quindi nell’azione condotta da Cosa nostra contro tutti coloro i quali, appartenenti alla politica e alle forze dell’ordine, si contrapponevano in modo netto ad essa.

Questo il ricordo dell’attuale Presidente del Senato, Piero Grasso:

“Piersanti Mattarella stava provando a realizzare un nuovo progetto politico-amministrativo, un’autentica rivoluzione. La sua politica di radicale moralizzazione della vita pubblica, secondo lo slogan che la Sicilia doveva mostrarsi ‘con le carte in regola’, aveva turbato il sistema degli appalti pubblici con gesti clamorosi, mai attuati nell’isola”

Roberto Rossetti

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