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	<title>Coffee and History &#187; storia</title>
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	<description>assaporare la storia come gustare una tazza di caffè</description>
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		<title>La grande storia degli Europei</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2016 15:10:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Dato che attualmente si stanno svolgendo i campionati europei di calcio, volevo fare una &#8220;carrellata&#8221;  su tutta la storia degli europei e sui momenti più significativi. Questo campionato è anche, raramente, conosciuto come Coppa Henri Delaunay, ovvero il&#8230; <a href="https://www.coffeeandhistory.com/?p=1045" class="more-link">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160625-WA0003.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1046" alt="IMG-20160625-WA0003" src="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160625-WA0003-285x300.jpg" width="285" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-align: justify;">Dato che attualmente si stanno svolgendo i campionati europei di calcio, volevo fare una &#8220;carrellata&#8221;  su tutta la storia degli europei e sui momenti più significativi.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Questo campionato è anche, raramente, conosciuto come Coppa Henri Delaunay, ovvero il nome del suo ideatore, e si svolge ogni quattro anni. A sfidarsi sono le migliori squadre d&#8217;Europa. All&#8217;inizio, dal 1960 al 1976, il numero delle squadre era limitato, in quanto partecipavano solamente quattro squadre, ma dal 1980 il numero salì a otto squadre e così rimase fino al 1992. Dal 1996 fino al 2012 fu introdotta la formula con sedici squadre, ma da questo europeo 2016 si passa a ventiquattro squadre. La squadra che ha il record di partecipazioni all&#8217;Europeo è la Germania, che è anche la squadra più titolata insieme alla Spagna.<br />
La formula di gara nella fase finale si svolge con dei gironi &#8220;all&#8217;italiana&#8221;. La nuova formula prevede sei gruppi iniziali con diversi criteri per eventuali pareggi in classifica di due o più squadre:</p>
<p style="text-align: justify;">
1. Maggior numero di punti negli scontri diretti;<br />
2. Miglior differenza reti negli scontri diretti;<br />
3. Maggior numero di reti realizzate negli scontri diretti;<br />
4. Riproposizione dei primi tre criteri applicati esclusivamente alle gare tra le squadre in questione;<br />
5. Miglior differenza reti totale;<br />
6. Maggior numero di gol realizzati in totale;<br />
7. Miglior condotta fair play.</p>
<p>Anche interessante è sapere la scelta del paese ospitante, che in passato si decideva con uno dei quattro paesi la cui nazionale era riuscita a qualificarsi: dal 1980 non è più così, in quanto ogni federazione può presentare la propria candidatura.</p>
<p>Importante è anche conoscere i cannonieri che furono e sono i migliori protagonisti dal primo Europeo del 1960 ad oggi (incluse sono anche le qualificazioni). Ecco la TOP 5:</p>
<p style="text-align: justify;">
· in pole position troviamo Cristiano Ronaldo, con 28 reti;<br />
· al secondo posto si trova Zlatan Ibrahimovic, con 25 gol;<br />
· in terza posizione troviamo Robbie Keane, con 23 reti;<br />
· il quarto classificato è Jan Coller, con 21 gol;<br />
· infine, in quinta posizione, troviamo Wayne Rooney, con 19 centri.</p>
<p>Come ultima &#8220;frivolezza&#8221;, volevo ricordare la mascotte dell&#8217;Italia che dal 1980 ad oggi ci accompagna in ogni gara: si tratta di Pinocchio, con il suo lungo naso tricolore!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Davide Aimar</strong> (11 anni)</p>
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		<title>Un amore senza tempo: la storia di Abelardo ed Eloisa</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2016 15:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coffeeandhistory</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; L’amore è senza tempo. La letteratura e la mitologia ci hanno narrato di molte ardenti passioni tra coppie di amanti, ma quella che vi raccontiamo oggi è una storia diversa, particolare. Si tratta, infatti, di una delle poche storie&#8230; <a href="https://www.coffeeandhistory.com/?p=1041" class="more-link">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/06/abelardo-e-eloisa-698151.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1042" alt="abelardo-e-eloisa-698151" src="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/06/abelardo-e-eloisa-698151-300x189.jpg" width="300" height="189" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">L’amore è senza tempo. La letteratura e la mitologia ci hanno narrato di molte ardenti passioni tra coppie di amanti, ma quella che vi raccontiamo oggi è una storia diversa, particolare. Si tratta, infatti, di una delle poche storie d’amore che abbia un fondamento storico come palcoscenico, giunta sino a noi grazie ad una nutrita serie di epistole che i due amanti si scambiò quando furono costretti a dividere le proprie strade.<br />
Ma procediamo con ordine. Siamo in Francia, Parigi, inizio del XII secolo. I protagonisti sono Abelardo, un teologo e chierico di fama internazionale, ed Eloisa, una giovane donna colta e intelligente.<br />
La storia tra i due inizia nel 1116, quando lo zio di Eloisa decide di assegnare alla dotata nipote il maestro più ambito della città, Abelardo. Ben presto le lezioni si tramutano in veri e propri appuntamenti, durante i quali anziché occuparsi di cultura ed erudizione gli amanti si dedicano l’uno all’altra, scoprendo in definitiva di amarsi intensamente, come ricorderà appena qualche anno dopo Eloisa in una delle sue lettere:<br />
“<em>Quei piaceri ai quali entrambi ci dedicammo totalmente quando eravamo amanti, furono tanto dolci per me che non posso dispiacermene, né essi possono svanire dalla mia memoria, nemmeno un poco. […] Queste visioni non mi risparmiano nemmeno quando dormo. Persino durante la solennità della messa, quando la preghiera deve essere più pura, le immagini oscene di quelle voluttà si impossessano della mia infelicissima anima al punto che penso più ai piaceri sensuali che alla preghiera</em>”.<br />
Quando Eloisa si accorge di essere incinta Abelardo decide di portarla con sé in Bretagna, dove nascerà il loro bambino Astrolabio. Mosso dall’amore, Abelardo sposa la compagna, consapevole che se questa notizia fosse trapelata egli avrebbe messo a rischio la propria reputazione, ma soprattutto avrebbe sacrificato il lavoro e gli studi di una vita. Purtroppo il fatto diviene presto di pubblico dominio, e per evitare ulteriori scandali il teologo fa rifugiare la propria moglie in un monastero. I parenti di Eloisa non comprendono però questo gesto, e credono che Abelardo stia tentando di liberarsi definitivamente della famiglia appena costruita al fine di non perdere la propria fama. Decidono così di compiere un atto estremo: durante una notte fanno evirare da tre sicari il povero Abelardo.<br />
Da quel momento in poi Abelardo ed Eloisa non s’incontreranno più, ma cominciano a scriversi, per nostra fortuna, appassionate lettere di contenuto teologico e filosofico, di tanto in tanto costellate da dolci ricordi del passato. La figura di Eloisa è quella che ci sorprende maggiormente: preso il velo nel monastero in cui si era rifugiata, con parole sottili e ricercate cerca di riconquistare l’amore del marito, forse mai venuto meno, ma sicuramente affievolito dopo il grave incidente. Gli ricorda nelle proprie lettere cosa l’avesse spinta ad amarlo così arditamente:<br />
“<em>Chi tra i re o i filosofi poté uguagliare la tua fama? Quale regione, o città, o paese non ardeva dal desiderio di vederti? Chi, ti chiedo, quando camminavi tra la gente, non correva subito a guardarti? E quando invece te ne andavi, chi non cercava di seguirti con lo sguardo, tendendo il collo e girando gli occhi? Quale sposa, quale vergine, non ti desiderava con ardore se fossi assente e, se invece eri presente, non arrossiva? Quale regina o nobile donna non invidiava le mie gioie e il mio letto?</em>”.<br />
Gli sforzi di Eloisa sono tuttavia vani: Abelardo si rivela molto severo con la moglie, che invita a dedicarsi anima e corpo al servizio di Dio soltanto, pur consapevole del fatto che il velo indossato da Eloisa non fosse per vocazione ma per bisogno.<br />
L’amore che aveva legato i due amanti, attraverso l’epistolario, va sublimandosi in qualcosa che è oltre la mera passione carnale per divenire amore del linguaggio, amore dell’intelletto, amore assoluto.<br />
Oggi, a distanza di nove secoli dalla loro storia d’amore, Abelardo ed Eloisa riposano insieme al cimitero monumentale Père-Lachaise, a Parigi. Finalmente possono stare insieme per l’eternità.</p>
<p><strong>Maria </strong></p>
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		<title>La Fede nell’Uomo, tra Illuminismo e Festa della Repubblica</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2016 05:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coffeeandhistory</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/06/Immagini-Festa-della-Repubblica.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1038" alt="Immagini-Festa-della-Repubblica" src="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/06/Immagini-Festa-della-Repubblica.jpeg" width="250" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ogni fenomeno o fatto ha un proprio inizio, a volte recente e facile da individuare, a volte remoto e per questo difficile da rintracciare o da ricordare. Se oggi, 2 giugno 2016, celebriamo la Festa della Repubblica un inizio lo dobbiamo rintracciare. E’ stata una Repubblica, la nostra, fondata sul sangue di una guerra civile che a metà Novecento ha sconvolto il nostro paese lasciandolo povero, distrutto e ridotto alla fama. E’ stato grazie al merito di uomini che, rimboccandosi le maniche, hanno insieme deciso di ricostruire un paese, mattone dopo mattone, casa dopo casa, speranza dopo speranza. Nell’arco di pochi anni, l’Italia ha saputo darsi una forma repubblicana, una costituzione e rimettere in moto l’economia dello stato. C’era la volontà di non dimenticare, di ricordare, di fare tesoro di quanto accaduto perché in futuro, le nuove generazioni non si trovassero a combattere le stesse guerre e a rivivere le stesse paure. Era la speranza nella forza dell’uomo unita all’idea di libertà. Era come se quel vento di speranza e di libertà fosse tornato a spirare sull’Europa dopo decenni di totalitarismo e di oppressione. Era un vento dalla origini antiche. Era la stessa convinzione, nella stessa forza e nella stessa libertà, che aveva spinto, un secolo prima, il nostro popolo a combattere per la libertà del paese dallo “straniero oppressore”. Nell’Ottocento, convinti di essere nel giusto, convinti nella forza dell’uomo e nell’idea che la libertà era il bene più prezioso a disposizione dell’uomo, riconquistammo quelle che credevamo essere le nostre terre e creammo uno stato. Uno stato che era unito territorialmente, ma non umanamente, lo era come geografia, ma non come popolo. Ancora una volta la forza della speranza unita all’idea di libertà bastò per reggere le sorti di questo stato fino all’avvento distruttivo del fascismo. Ma se anche nella seconda metà dell’Ottocento vigevano gli stessi ideali di speranza nell’uomo e nell’idea di libertà, per ricercarne le origini dobbiamo retrocedere ancora nel tempo. In questo percorso all’indietro troviamo tante rivoluzioni industriali, sociali e politiche. La forza nella speranza dell’uomo causava progressi tecnologici mai visti prima, l’idea di libertà spingeva le masse povere ad imbracciare i bastoni per rivoltarsi ai monarchi assoluti. E’ un vento, quello della libertà, che spira per tutto l’Ottocento, che arriva dal Settecento. E’ un vento fresco, nuovo, che spinge a credere nelle potenzialità dell’uomo. Questo è il nostro punto di arrivo, che è il punto di partenza da cui speranza e libertà si fondano nell’idea che l’uomo possa essere al centro del mondo, che possa con le proprie forze divenire giudice del proprio futuro. Nel Settecento, fu l’Illuminismo a concludere il Medioevo e aprire le porte dell’epoca moderna. Grazie a questo movimento di uomini e di idee si mise al centro dell’interesse l’uomo, nella sua totalità, ponendo sotto il vaglio della Ragione tutti gli aspetti della vita umana, religione compresa. Per la prima volta l’Uomo non aveva più scuse, scuse di un Dio che predestinava il suo futuro, che lo guidava lungo un percorso già scritto. La fine dell’età buia, in cui l’Uomo non aveva l’idea di se stesso, finisce quando si accende la luce dell’Illuminismo. Illuminismo appunto è illuminare l’Uomo con la luce della Ragione. La secolarizzazione che ne è seguita e che ha comportato la riappropriazione dell’uomo nel mondo, nel secolo appunto, con la crisi dei movimenti religiosi ha percorso i tempi con i venti di speranza e libertà cedendo il passo, solo in epoca contemporanea, alla globalizzazione. Quest’ultimo fenomeno, di massa come il precedente, ha causato l’uniformazione dell’Uomo ad uno standard preconfezionato spegnando la speranza e riducendo la libertà ad uno spazio sui social network. Ma i venti di speranza e libertà nell’Uomo continuano a spirare, mossi da un ideale che dal Settecento non si è mai sopito, solo che oggi piuttosto che continuare a cavalcarli si preferisce chiuderli fuori dalla finestra.</p>
<p style="text-align: justify;"> <b>Roberto Rossetti</b></p>
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		<title>La ragazza danese: la storia di Lili Elbe</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2016 15:25:57 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/05/Einar-Wegener-the-Danish-painter-and-Lili-Elbe-the-woman-he-became.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1034" alt="Einar-Wegener-the-Danish-painter-and-Lili-Elbe-the-woman-he-became" src="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/05/Einar-Wegener-the-Danish-painter-and-Lili-Elbe-the-woman-he-became-300x233.jpg" width="300" height="233" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1930, all’alba del regime totalitario nazista, un uomo danese di nome Einar Wegener si trovava in Germania alla ricerca della propria identità. Alla soglia dei cinquant’anni, quest’uomo aveva deciso di intraprendere un percorso che avrebbe cambiato e purtroppo posto fine alla propria esistenza: Einar voleva diventare una donna a tutti gli effetti.<br />
Einar era un artista danese che si sposò all’età di ventidue anni con una collega di nome Gerda Gottlieb. I due erano illustratori: Einar si occupava perlopiù di dipingere paesaggi, mentre Gerda lavorava principalmente per alcune riviste di moda. Insieme viaggiarono molto in tutta Europa, e nel 1912 si stabilirono a Parigi.<br />
Entrambi artisti di grande talento, Einar rinunciò però al proprio successo per supportare al meglio la moglie, che grazie all’aiuto e ai consigli del marito ebbe l’opportunità di esporre le proprie opere in diverse e importanti gallerie d’arte.<br />
Fu proprio in questo periodo che Einar cominciò sempre più a manifestare il desiderio di essere donna: con l’appoggio e il sostegno della giovane moglie cominciò quasi per gioco a posare come modella per i dipinti di Gerda nell’intimità della loro casa.<br />
Durante gli anni Venti, Einar partecipò travestito con abiti femminili a molte feste e ad alcune manifestazioni pubbliche. Alle domande dei curiosi, la coppia rispondeva che Lili Elbe – questo era il nome femminile prescelto da Einar quando vestiva i panni del proprio alter ego &#8211; era una lontana cugina di Gerda in visita a Parigi.<br />
Solo pochi amici erano effettivamente a conoscenza della transessualità di Einar e del suo percorso di riscoperta di se stesso, e forse la sola Gerda aveva capito fino in fondo il senso di frustrazione e disagio con i quali il marito doveva convivere.<br />
Einar consultò diversi medici che lo obbligarono a invadenti cure anti devianza e lo catalogarono come un paziente affetto da schizofrenia; tuttavia, sulla fine degli anni Venti incontrò un chirurgo tedesco disposto ad aiutarlo.<br />
Proprio per liberarsi del corpo nel quale non si riconosceva, Einar si recò in Germania e si sottopose a cinque pericolosi interventi chirurgici per il cambio definitivo del sesso, l’ultimo dei quali gli si rivelò fatale.<br />
Riconosciuta come la prima donna transessuale della storia sottoposta a interventi di conversione sessuale, la storia di Lili colpisce ancora oggi per l’attualità dei temi che racconta; nel XXI secolo facciamo ancora fatica a parlare di queste tematiche, spesso considerate tabù e vergognose. Di questi argomenti, invece, farebbe bene parlare: non ci dovrebbe essere nulla, infatti, di più sacro e naturale del perseguimento della propria identità e felicità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Maria</strong></p>
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		<title>“No, mai”. Giovanni Falcone</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2016 10:51:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coffeeandhistory</dc:creator>
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<p style="text-align: justify;" align="center"><b> </b>«Il pensiero della morte mi accompagna ovunque. Ma, come dice Montaigne, diventa presto una seconda natura. Certo, si sta sul chi vive, si calcola, si osserva, ci si organizza, si evitano le abitudini ripetitive, si sta lontano dagli assembramenti e da qualsiasi situazione che non possa essere tenuta sotto controllo. Ma si acquista anche una buona dose di fatalismo; in fondo si muore per tanti motivi, un incidente stradale, un aereo che esplode in volo, un’overdose, il cancro e anche per nessuna ragione particolare».</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Falcone risponde in questo modo ad una domanda in merito alla possibilità di un attentato nei suoi confronti. Come sempre, di fronte alle telecamere, il giudice mantiene un atteggiamento composto, un sorriso garbato, non facendo trasparire alcuna emozione. Sono gli anni successivi al maxi processo, anni difficili per Giovanni Falcone. La sentenza storica, più di duemila anni di carcere per gli imputati e diciannove ergastoli per tutta la cupola mafiosa, anziché elevare ad eroi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino li ha isolati ancora di più. Nel 1988 il Consiglio Superiore della Magistratura stabilisce che sarà Antonino Meli e non Falcone, a sostituire Caponnetto. Giovanni è ancora una volta bocciato, come accadde ad inizio anni Ottanta quando, dopo la morte di Rocco Chinnici, gli venne preferito Caponnetto. Meli cala il sipario sull’esperienza del pool e ritorna ai vecchi infruttuosi metodi di indagine mafiosa. Borsellino denuncia pubblicamente lo stato di cose, per contro riceve la convocazione dal C.S.M. insieme a Meli. Il pool, seppur zoppicante, venne rimesso in piedi. Ciò non contribuì a rompere l’isolamento dell’uomo più pericolo per la mafia, per colui che ha dedicato la propria vita a combattere per lo Stato. Nel 1989 l’attentato fallito all’Addaura rappresenta l’apice del senso di isolamento intorno alla figura di Falcone: non solo parte della procura, degli stessi colleghi e dello Stato non solidarizzano con il giudice, ma egli viene accusato di esserselo procurato da solo, l’attentato. E’ l’inizio della fine, Falcone accetta di lavorare a Roma al Ministero di Grazia e Giustizia, sezione Affari Penali. Falcone a Roma intende creare una super procura capace di canalizzare, centralizzare e ottimizzare le indagini sul fenomeno mafioso. Purtroppo però il 23 maggio la mafia (o non soltanto la mafia, ma di mafia si è trattato &#8211; cit. Paolo Borsellino, discorso alla Biblioteca Civica di Palermo, Giugno 1992) ha posto fine alla vita di Giovanni, Francesca, Rocco, Antonio, Vito.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo che ha sognato di sconfiggere la mafia applicando la legge è morto, perché quel sogno lo stava realizzando. Allora che importa che Falcone dormisse solo, sul pavimento, con una pistola in mano per timore di un attentato notturno, che ricevesse più ammonimenti che minacce, che dicesse che per essere credibili bisogna essere morti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giornalista annota le risposte di Falcone, brevi e precise, tradite solo dal movimento dei baffetti. Ancora una domanda, l’ultima “Lei ha mai avuto una momento di scoramento, dei dubbi, delle tentazioni di abbandonare questa lotta?”</p>
<p style="text-align: justify;">“No, mai” Giovanni Falcone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto Rossetti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Una donna che non ha paura: Edda Ciano Mussolini</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2016 09:45:58 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">1925. Un’adolescente di quindici anni ha appena scoperto che la mamma ha una relazione amorosa con il capostazione del paese. La ragazza prova vergogna e disapprovazione per il comportamento della madre. Non sa ancora che la vita, talvolta, porta donne e uomini a cercare consolazione, rivalsa, o semplicemente una forma d’amore al di fuori dalla vita matrimoniale. E condanna per questo la madre, spesso violenta e scontrosa, una mamma dal ceffone facile, sempre chiusa in cucina. Per la ragazza è semplicemente inconcepibile pensare che il papà possa essere tradito. Sa bene che suo padre ha tradito e tradisce spesso la mamma, soprattutto durante le sue lunghe assenza per lavoro, ma questo non conta. Lui può, lui può tutto.<br />
Questa è la storia di Edda Ciano Mussolini. Nata nel 1910, vive spesso lontana dal padre. Tuttavia tra i due si instaura un legame profondo, fatto di silenzi ricchi di significato. E’ il padre che le insegna che non dovrà mai farsi vedere piangere in pubblico, e soprattutto non dovrà mai avere paura.<br />
La figlia prediletta del duce, la primogenita, è una ragazza capricciosa e testarda, irrequieta e bizzarra, l’unica che riesce a tenere testa al padre e alla quale è permesso di farlo. I genitori vedono nel matrimonio l’unico freno naturale alle intemperanze di questa ragazza intelligente e ribelle: cominciano così a proporre ad Edda una serie di giovanotti con ottime referenze, che vengono scartati uno dopo l’altro. La giovane si invaghisce di un ragazzo ebreo, che presenta alla madre: Rachele, per dispetto, prepara un pranzo a base di prosciutto, cosa che non scompone affatto il pretendente. Benito rifiuta ovviamente di concedere la mano della propria prediletta ad un ebreo, e tra i due la relazione finisce. Sarà tuttavia Edda a far liberare, una decina di anni più tardi, il suo amico ebreo dal campo di concentramento in cui era finito a causa delle vicende razziali.<br />
Edda sposa a Roma il 24 aprile 1930 il conte Galeazzo Ciano, conosciuto ad un ballo pochi mesi prima. Un uomo che Edda definirà perfetto, nonostante sia ancora ella stessa a descriverlo come un marito dalla “mano lesta” e soprattutto come un gran “tombeur de femmes”. La figlia di Mussolini soffrirà molto a causa dei tradimenti del consorte, fino a quando, dopo aver passato un’intera notte tentando invano di ammalarsi di polmonite per spaventare il marito, deciderà che qualsiasi cosa fosse successa lei non sarebbe stata mai più gelosa. Edda e Ciano continuarono a vivere insieme, tra alti e bassi, sostenendosi come fratello e sorella, ma non smisero mai di tradirsi a vicenda.<br />
Scoppia la guerra: Edda lavora fin da subito come infermiera crocerossina, prima a Torino, poi in Albania, dove la sua nave viene affondata da un siluro inglese, ed infine in Sicilia, durante lo sbarco degli Alleati.<br />
Il 25 luglio 1943 la contessa si trova in vacanza al mare con i figli, quando riceve un messaggio del marito Ciano che le chiede di rientrare subito a Roma. Il duce è caduto. Edda si prodiga per trovare un posto sicuro per tutta la famiglia, tentando prima in Vaticano, poi rivolgendosi direttamente ai tedeschi: questi ultimi offrono alla famiglia Ciano una via di fuga per la Spagna, ma si rivelerà invece una trappola che li condurrà in Germania, prigionieri dei nazisti. Il 18 ottobre 1943 Ciano viene arrestato dai funzionari della nuova Repubblica Sociale di Salò e richiamato in Italia: dopo aver messo al sicuro i figli in Svizzera, la donna farà di tutto per cercare di liberare il marito e per evitargli la condanna a morte. Edda tenta di scambiare i diari dell’uomo (anti tedesco) per ottenere in cambio la liberazione del marito; ma Ciano viene barbaramente fucilato l’11 gennaio 1944 a Verona insieme agli altri “traditori”.<br />
Per Edda questo è l’inizio della fine. Nell&#8217;ultimo incontro con il duce avvenuto qualche settimana prima, Edda disse a Benito che se non avesse interceduto per Galeazzo lei si sarebbe considerata orfana di padre. La donna è in collera anche con la madre, che non ha mai preso le parti di Ciano in passato, e men che meno in questa circostanza.<br />
Edda si ricongiunge con i figli in Svizzera, sola, e si sposta da una casa di cura all&#8217;altra. Ha con sé i diari del marito, che diverranno poi una fonte storica di primaria importanza per ricostruire i fatti del fascismo dal ’36 al ‘43. Ed è in Svizzera che Edda saprà, via radio, della fine terribile di suo padre, della vergognosa fine di piazzale Loreto, del duce appeso a testa in giù con la propria amante Claretta Petacci.<br />
E’ la resa dei conti: Edda viene richiamata in Italia, e con grotteschi capi d’accusa viene mandata al confino a Lipari. Beneficiando di un’amnistia, riesce a ricongiungersi con i figli dopo un anno di distacco, e comincia la battaglia per ottenere la salma del padre e i beni di famiglia, battaglia che dopo lunghi anni riuscirà a vincere.</p>
<p style="text-align: justify;">L’unica cosa che Edda dichiara di aver fatto bene è l’essere riuscita, col tempo, a ricongiungere ciò che rimaneva della sua famiglia: la mamma e la suocera, i figli e le nonne. Donna inflessibile ed autoritaria, chiamata “l’Edda” dai suoi stessi figli, ma al tempo stesso donna fragile e vulnerabile, Edda soffrì di sofferenze inimmaginabili, ma seguendo il consiglio del padre, “mai avere paura”, ha avuto il coraggio, dopo i fatti terribili che hanno segnato la sua esistenza, di vivere una vita quasi normale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Maria</strong></p>
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		<title>Volere è potere: la donna che conquistò il “Tetto d’Europa”</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2016 11:35:18 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/03/foto.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-969" alt="foto" src="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/03/foto-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Settembre 1838. Chamonix. Come tutti i giorni, si staglia nel cielo limpido l’immenso Monte Bianco, massiccio delle Alpi, “Tetto d’Europa” con i suoi 4.810 metri di altitudine. Il paesino è in agitazione, sta per succedere qualcosa di nuovo e di bizzarro: una donna francese, una contessa, vuole raggiungere la sommità del monte, e lo vuole fare da sola, grazie alla proprie forze e ostinazione soltanto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1811 già un’altra donna francese, Marie Paradis, tentò l’ascesa del massiccio, arrivando in vetta. Non riuscì però a compiere l’impresa solo grazie alle proprie forze, ma dovette, a metà strada, supplicare l’aiuto delle guide che portarono la donna a spalle, semi svenuta, fino alla sommità.<br />
Henriette d’Angeville, la nostra protagonista, era una appassionata di montagna. Nata in Borgogna nel 1794, si trasferì con la famiglia nella regione del Rodano, nella Francia Sud &#8211; orientale. Lì la contessina si innamorò presto della natura e delle Alpi; fin da piccola Henriette si mise in testa che un giorno avrebbe tentato quella scalata, e che sarebbe stata la prima donna a raggiungere la vetta senza l’aiuto di un uomo.<br />
Così il 02 settembre 1838, alle 6 del mattino, la donna e le guide si misero in marcia. Il percorso fu senza problemi fino a 4.300 metri di altitudine, quando il freddo era oramai quasi insostenibile, così come la stanchezza. Henriette rischiò più volte di cadere nel vuoto, ma rifiutò sempre di farsi portare in spalle, testarda e ostinata nel suo intento. La comitiva raggiunse la vetta il giorno successivo alle 13,25. La contessa, al colmo della soddisfazione e della felicità scrisse nella neve: “Volere è potere”, come a dire che nulla è impossibile se coesistono determinazione e impegno nel raggiungere i propri scopi.<br />
Soprannominata “la fidanzata del Monte Bianco”, Henriette e la sua storia sono presto cadute nell’oblio, sebbene la fatica portata a termine dalla donna si possa ritenere una vera e propria impresa. L’alpinismo come lo intendiamo oggi, estensione del turismo alpino oltre che gusto della scoperta, non esisteva ancora in quegli anni, e per lo più l’attività in alta quota veniva praticata da uomini per scopi scientifici, come la misurazione di pressione e temperatura. Henriette è stata dunque non solo la prima donna a raggiungere con le proprie gambe la cima più alta d’Europa, ma anche precursore dei tempi e delle passioni che avrebbero poi contraddistinto molte donne dei secoli successivi.</p>
<p><strong>Maria</strong></p>
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		<title>Sunday Bloody Sunday</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2016 09:35:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 30 gennaio del 1972 a Derry, città dell&#8217; Irlanda del Nord, il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell&#8217;esercito britannico sparò contro una folla di manifestanti per i diritti civili, colpendone ventisei. Tredicidi morirono subito, il quattordicesimo morì dopo pochi&#8230; <a href="https://www.coffeeandhistory.com/?p=896" class="more-link">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/01/Bloody_Sunday.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-899" alt="Bloody_Sunday" src="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/01/Bloody_Sunday-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il 30 gennaio del 1972 a Derry, città dell&#8217; Irlanda del Nord, il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell&#8217;esercito britannico sparò contro una folla di manifestanti per i diritti civili, colpendone ventisei. Tredicidi morirono subito, il quattordicesimo morì dopo pochi giorni per le ferite riportate. Era domenica e questo tragico evento passò alla storia come <em>Bloody Sunday</em>. Alla base di questo atto c&#8217;è una acerrima contrapposizione tra le due anime principali dell&#8217; Irlanda del Nord ovvero gli <em>Unionisti</em> di matrice filo britannica e protestante da una parte e i <em>Repubblicani</em> filo irlandesi  e cattolici dall&#8217;altra parte. La prima fazione discendeva dai colonialisti inglesi che occuparono il suolo irlandese dal sedicesimo secolo e numericamente erano i due terzi dello spazio nord-irlandese. Essi detenevano il controllo politico ed economico di quell&#8217;area. L&#8217; altra fazione era il restante terzo dell&#8217;Irlanda del Nord, ma anche la maggioranza dell&#8217;Irlanda. Nel 1970 nacque un gruppo armato chiamato <em>IRA,</em> Irish Republic Army, che svolgeva azioni di guerriglia contro la polizia nord irlandese ed esercito inglese. Questi ultimi difendevano gli unionisti mentre l&#8217; <em>IRA</em> difendeva i cattolici. In questo terreno di lotta sanguinosa la polizia aveva mandato di arrestare e detenere in carcere senza processo chi si macchiava di atti rivoltosi tramite un provvedimento chiamato <em>Internment</em>. Questa situazione di imparità di fronte alla legge fece muovere la protesta di Derry, una protesta pacifica, ma finita nel sangue per via della risposta sproporzionata dei paracadutisti inglesi. Per anni i responsabili di quell&#8217; atto rimasero impuniti. Una prima commissione, presieduta da Lord Widgery e voluta dal governo britannico, assolse gli esponenti dell&#8217;esercito inglese coinvolto. Poi una seconda commissione di inchiesta, presieduta da Lord Saville, con l&#8217;apporto di 900 testimoni e anni di difficoltose indagini giunse a riconoscere la responsabilità del primo battaglione del Reggimento Paracadutisti dell&#8217;esercito inglese, e che le vittime non erano in grado di recare danno ai militari inglesi. Il primo ministro Cameron ebbe a dire che fu un atto ingiusto e ingiustificabile. Solo nel 2015 ci fu il primo arresto di uno dei militari inglesi incolpato di avere ucciso una delle vittime. <em>Bloody Sunday</em> invece di reprimere la protesta incoraggiò e rafforzò l&#8217;IRA e gli scontri negli anni successivi. Nel 1983 gli U2 pubblicarono la canzone Sunday Bloody Sunday per ricordare a tutti quella tragica domenica e per fare in modo che la retorica del &#8220;speriamo non accada più&#8243; si faccia realtà al più presto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ettore Poggi</strong></p>
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		<title>Per non dimenticare: parlare non basta, serve ascoltare</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2016 07:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coffeeandhistory</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; In un&#8217;epoca contemporanea in perenne movimento, dominata dalla parola e dall&#8217;immagine, oggi è importante fermarsi ad ascoltare l&#8217;eco della storia. Lo vogliamo fare con la poesia scritta da Primo Levi, che apre il suo libro &#8220;Se questo è un&#8230; <a href="https://www.coffeeandhistory.com/?p=891" class="more-link">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/01/olocausto-default.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-892" alt="olocausto-default" src="http://www.coffeeandhistory.com/wp-content/uploads/2016/01/olocausto-default-300x154.jpg" width="300" height="154" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">In un&#8217;epoca contemporanea in perenne movimento, dominata dalla parola e dall&#8217;immagine, oggi è importante fermarsi ad ascoltare l&#8217;eco della storia. Lo vogliamo fare con la poesia scritta da Primo Levi, che apre il suo libro &#8220;Se questo è un uomo&#8221;. E&#8217; la storia di un uomo segregato nei campi di concentramento, che ha lottato per la sopravvivenza. E&#8217; la stessa storia di milioni di uomini, donne e bambini.</p>
<p style="text-align: center;">Voi che vivete sicuri<br />
Nelle vostre tiepide case<br />
Voi che trovate tornando a sera<br />
Il cibo caldo e visi amici:<br />
Considerate se questo è un uomo,<br />
Che lavora nel fango<br />
Che non conosce pace<br />
Che lotta per mezzo pane<br />
Che muore per un sì o per un no.<br />
Considerate se questa è una donna,<br />
Senza capelli e senza nome<br />
Senza più forza di ricordare<br />
Vuoti gli occhi e freddo il grembo<br />
Come una rana d&#8217;inverno.<br />
Meditate che questo è stato:<br />
Vi comando queste parole.</p>
<p style="text-align: center;">Scolpitele nel vostro cuore<br />
Stando in casa andando per via,<br />
Coricandovi alzandovi:<br />
Ripetetele ai vostri figli.<br />
O vi si sfaccia la casa,<br />
La malattia vi impedisca,<br />
I vostri nati torcano il viso da voi.</p>
<p><strong>Roberto Rossetti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La First Lady del mondo: Eleanor Roosevelt</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2016 13:38:41 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Proveniente da un ricca famiglia della borghesia newyorkese, nipote del ventiseiesimo presidente degli Stati Uniti Theodor Roosevelt, Eleanor era soprannominata in famiglia “il brutto anatroccolo”, a causa del suo aspetto fisico poco aggraziato.<br />
Conobbe Franklin ad una festa di Natale in famiglia: i due cominciarono a frequentarsi dal 1902, e si sposarono il 17 marzo 1905.<br />
Il matrimonio tra i due non fu felice, soprattutto a causa dell’invadenza della suocera di Eleanor, contraria a quella unione, e ai numerosi tradimenti compiuti dai due coniugi. Malgrado questo, Eleanor sostenne per tutta la vita la carriera del marito e la sua ascesa politica. Sia durante i difficili anni del New Deal, sia nelle prese di posizione durante la II guerra mondiale, non solo la first lady fu accanto al presidente, ma diede spesso il proprio personale contributo nelle decisioni da prendere e nelle strategie attuate.<br />
Eleanor fu particolarmente attenta a cause quali i diritti civili e i diritti degli afroamericani. Spesso si trovava a dover sostituire il marito, malato di poliomielite e paralizzato alle gambe, in visite ufficiali e in particolar modo al fronte, dove supportava moralmente le truppe e le attività della Croce Rossa. Divenne “le gambe e le orecchie” del presidente.<br />
Dopo la morte di Franklin nel 1945, Eleanor non si ritirò a vita privata: il successore alla Casa Bianca, Truman, scelse lei come rappresentante degli Stati Uniti alla conferenza per i Diritti Umani presso la Commissione delle Nazioni Unite. La Roosevelt occupò questa posizione fino al 1952, e si guadagnò l’epiteto di “First Lady of the World”.<br />
Dopo la seconda guerra mondiale, ricoprì un ruolo cruciale per la stesura e l’approvazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino, da lei definita nel famoso discorso del 28 settembre 1948 la “Magna Charta di tutta l’umanità”.<br />
Ancora, Eleanor fu scelta da John F. Kennedy negli anni ’60 per presiedere la Commissione presidenziale sulla condizione delle donne.<br />
Eleanor Roosevelt è tutt’oggi un personaggio venerato negli Stati Uniti e molte first ladies che l’hanno succeduta hanno dichiarato di ispirarsi alla sua figura; di certo Eleanor rifiutò il tradizionale ruolo di semplice “padrona di casa” e intraprese per la prima volta iniziative politiche e sociali di grande rilievo e con successo. Di certo Eleanor non verrà ricordata soltanto per essere stata la moglie di un presidente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Maria</strong></p>
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