LA MORTE DI ALDO MORO E L’ INIZIO DELLA FINE DELLE BR

Il 9 maggio 1978 una telefonata al professor Franco Tritto annunciava la morte di Aldo Moro. Una drammatica comunicazione telefonica che rientrava nelle ultime volontà espresse dallo statista italiano prima di essere ucciso dalle Brigate Rosse. Quella mattina, molto presto, il presidente della Democrazia Cristiana fu fatto salire nel portabagagli di una Renault 4 rossa. Secondo il racconto dei brigatisti l’ onorevole fu avvolto da una coperta e vennero esplosi dodici colpi da due armi diverse, una mitraglietta Skorpion calibro 7,65 e una pistola Walther Pkk calibro 9. Nel corso degli anni la responsabilità diretta del delitto furono fatte risalire a tre persone diverse. Tre diverse versioni. La prima che raffigurava lo scenario in cui a sparare fu Prospero Gallinari, poi quella in cui fu Mario Moretti e infine quella che riguardava Germano Maccari. Con certezza si sa davvero poco. Recentemente il RIS ha effettuato rilievi che hanno modificato quella vecchia versione. La nuova versione vede Aldo Moro non accucciato nel bagagliaio, ma seduto sul pianale del bagagliaio e in posizione frontale all’ esecutore. Dopo l’ assassinio alcune ore più tardi la telefonata al professor Tritto da parte del brigatista Valerio Morucci che spiegava dove sarebbe stato ritrovato per consegnarlo alla famiglia. Il luogo scelto fu via Caetani in Roma. Un posto simbolico essendo a metà strada tra le sedi della Democrazia Cristiana e quella del Partito Comunista.

Ettore Poggi

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Portogallo Campione!

 

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Finalmente ce l’ha fatta! Finalmente anche il Portogallo ha un titolo Internazionale! Infatti, esattamente sei giorni fa il Portogallo ha vinto il suo primo Europeo ai danni della favorita Francia. Ma facciamo un salto indietro nella storia: il Portogallo ha partecipato ai campionati europei per sette volte, ed il primo esordio fu nel 1984. Tra queste sette, esattamente dodici anni fa, il Portogallo riuscì a perdere la sua prima finale nel 2004 contro la sfavoritissima Grecia. La finale si giocò il 4 luglio 2004 contro la casalinga Portogallo e la Grecia. Già 22 giorni prima queste due squadre si incontrarono nella gara inaugurale del torneo vinta 2-1 dai Greci, ma questa volta in palio c’è il titolo di campione d’Europa. Anche questa volta ad avere la meglio è stata la nazionale greca, grazie al gol di Angelos Charisteas al cinquantasettesimo minuto dopo una gara molto tattica. Grazie a questa vittoria la Grecia si laurea per la prima volta campione d’Europa per la prima volta nella storia. Non era mai accaduto prima che la squadra ospitante dell’Europeo venisse sconfitta in finale. A 12 anni di distanza da questa finale in Portogallo si gioca la sua seconda finale nella sua storia giocando contro la casalinga è favorita Francia. La finale si è giocata domenica 10 luglio a Saint-Denis (Parigi). La finale per il Portogallo parte nel pessimo dei modi facendo parecchi errori in difesa e rischiando più volte di subire gol nei minuti iniziali. Come se non bastasse il Portogallo al 24 minuto perde la sua stella Cristiano Ronaldo a causa di una dura entrata sul suo ginocchio sinistro causatagli da Dimitri Payet, costringendolo ad abbandonare il campo in lacrime. Il primo tempo si chiude allora solo 0-0 con una Francia molto propositiva. Per cercare di smuovere le acque Deschamps toglie Payet e fa entrare l’ex juventino Coman. La Francia insiste, ma proprio quando si è presentata una vera e propria occasione da gol, la Francia prende un palo al 91′ minuto con Giroud.
Da qua il Portogallo cerca di avanzare il più possibile grazie alla spinta dell’allenatore portoghese Santos e anche di CR7 che si mostra quasi come un allenatore in seconda. Al 108′ minuto il Portogallo becca una clamorosa traversa su punizione con Guerreiro, ma al 109′ Edér recupera palla si accentra dalla sinistra, e realizza un gran gol dalla lunga distanza, mettendo il pallone nell’angolino basso, rendendo impossibile la presa del portiere francese Lloris. I transalpini sono in ginocchio e tentano il tutto per tutto gettando nella mischia anche il giovane Martial, ma il cuore non è bastato… il Portogallo è stato più forte, il Portogallo è campione d’Europa!

Davide Aimar (11 anni)

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La grande storia degli Europei

 

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Dato che attualmente si stanno svolgendo i campionati europei di calcio, volevo fare una “carrellata”  su tutta la storia degli europei e sui momenti più significativi.

Questo campionato è anche, raramente, conosciuto come Coppa Henri Delaunay, ovvero il nome del suo ideatore, e si svolge ogni quattro anni. A sfidarsi sono le migliori squadre d’Europa. All’inizio, dal 1960 al 1976, il numero delle squadre era limitato, in quanto partecipavano solamente quattro squadre, ma dal 1980 il numero salì a otto squadre e così rimase fino al 1992. Dal 1996 fino al 2012 fu introdotta la formula con sedici squadre, ma da questo europeo 2016 si passa a ventiquattro squadre. La squadra che ha il record di partecipazioni all’Europeo è la Germania, che è anche la squadra più titolata insieme alla Spagna.
La formula di gara nella fase finale si svolge con dei gironi “all’italiana”. La nuova formula prevede sei gruppi iniziali con diversi criteri per eventuali pareggi in classifica di due o più squadre:

1. Maggior numero di punti negli scontri diretti;
2. Miglior differenza reti negli scontri diretti;
3. Maggior numero di reti realizzate negli scontri diretti;
4. Riproposizione dei primi tre criteri applicati esclusivamente alle gare tra le squadre in questione;
5. Miglior differenza reti totale;
6. Maggior numero di gol realizzati in totale;
7. Miglior condotta fair play.

Anche interessante è sapere la scelta del paese ospitante, che in passato si decideva con uno dei quattro paesi la cui nazionale era riuscita a qualificarsi: dal 1980 non è più così, in quanto ogni federazione può presentare la propria candidatura.

Importante è anche conoscere i cannonieri che furono e sono i migliori protagonisti dal primo Europeo del 1960 ad oggi (incluse sono anche le qualificazioni). Ecco la TOP 5:

· in pole position troviamo Cristiano Ronaldo, con 28 reti;
· al secondo posto si trova Zlatan Ibrahimovic, con 25 gol;
· in terza posizione troviamo Robbie Keane, con 23 reti;
· il quarto classificato è Jan Coller, con 21 gol;
· infine, in quinta posizione, troviamo Wayne Rooney, con 19 centri.

Come ultima “frivolezza”, volevo ricordare la mascotte dell’Italia che dal 1980 ad oggi ci accompagna in ogni gara: si tratta di Pinocchio, con il suo lungo naso tricolore!

Davide Aimar (11 anni)

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Un amore senza tempo: la storia di Abelardo ed Eloisa

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L’amore è senza tempo. La letteratura e la mitologia ci hanno narrato di molte ardenti passioni tra coppie di amanti, ma quella che vi raccontiamo oggi è una storia diversa, particolare. Si tratta, infatti, di una delle poche storie d’amore che abbia un fondamento storico come palcoscenico, giunta sino a noi grazie ad una nutrita serie di epistole che i due amanti si scambiò quando furono costretti a dividere le proprie strade.
Ma procediamo con ordine. Siamo in Francia, Parigi, inizio del XII secolo. I protagonisti sono Abelardo, un teologo e chierico di fama internazionale, ed Eloisa, una giovane donna colta e intelligente.
La storia tra i due inizia nel 1116, quando lo zio di Eloisa decide di assegnare alla dotata nipote il maestro più ambito della città, Abelardo. Ben presto le lezioni si tramutano in veri e propri appuntamenti, durante i quali anziché occuparsi di cultura ed erudizione gli amanti si dedicano l’uno all’altra, scoprendo in definitiva di amarsi intensamente, come ricorderà appena qualche anno dopo Eloisa in una delle sue lettere:
Quei piaceri ai quali entrambi ci dedicammo totalmente quando eravamo amanti, furono tanto dolci per me che non posso dispiacermene, né essi possono svanire dalla mia memoria, nemmeno un poco. […] Queste visioni non mi risparmiano nemmeno quando dormo. Persino durante la solennità della messa, quando la preghiera deve essere più pura, le immagini oscene di quelle voluttà si impossessano della mia infelicissima anima al punto che penso più ai piaceri sensuali che alla preghiera”.
Quando Eloisa si accorge di essere incinta Abelardo decide di portarla con sé in Bretagna, dove nascerà il loro bambino Astrolabio. Mosso dall’amore, Abelardo sposa la compagna, consapevole che se questa notizia fosse trapelata egli avrebbe messo a rischio la propria reputazione, ma soprattutto avrebbe sacrificato il lavoro e gli studi di una vita. Purtroppo il fatto diviene presto di pubblico dominio, e per evitare ulteriori scandali il teologo fa rifugiare la propria moglie in un monastero. I parenti di Eloisa non comprendono però questo gesto, e credono che Abelardo stia tentando di liberarsi definitivamente della famiglia appena costruita al fine di non perdere la propria fama. Decidono così di compiere un atto estremo: durante una notte fanno evirare da tre sicari il povero Abelardo.
Da quel momento in poi Abelardo ed Eloisa non s’incontreranno più, ma cominciano a scriversi, per nostra fortuna, appassionate lettere di contenuto teologico e filosofico, di tanto in tanto costellate da dolci ricordi del passato. La figura di Eloisa è quella che ci sorprende maggiormente: preso il velo nel monastero in cui si era rifugiata, con parole sottili e ricercate cerca di riconquistare l’amore del marito, forse mai venuto meno, ma sicuramente affievolito dopo il grave incidente. Gli ricorda nelle proprie lettere cosa l’avesse spinta ad amarlo così arditamente:
Chi tra i re o i filosofi poté uguagliare la tua fama? Quale regione, o città, o paese non ardeva dal desiderio di vederti? Chi, ti chiedo, quando camminavi tra la gente, non correva subito a guardarti? E quando invece te ne andavi, chi non cercava di seguirti con lo sguardo, tendendo il collo e girando gli occhi? Quale sposa, quale vergine, non ti desiderava con ardore se fossi assente e, se invece eri presente, non arrossiva? Quale regina o nobile donna non invidiava le mie gioie e il mio letto?”.
Gli sforzi di Eloisa sono tuttavia vani: Abelardo si rivela molto severo con la moglie, che invita a dedicarsi anima e corpo al servizio di Dio soltanto, pur consapevole del fatto che il velo indossato da Eloisa non fosse per vocazione ma per bisogno.
L’amore che aveva legato i due amanti, attraverso l’epistolario, va sublimandosi in qualcosa che è oltre la mera passione carnale per divenire amore del linguaggio, amore dell’intelletto, amore assoluto.
Oggi, a distanza di nove secoli dalla loro storia d’amore, Abelardo ed Eloisa riposano insieme al cimitero monumentale Père-Lachaise, a Parigi. Finalmente possono stare insieme per l’eternità.

Maria 

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La Fede nell’Uomo, tra Illuminismo e Festa della Repubblica

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Ogni fenomeno o fatto ha un proprio inizio, a volte recente e facile da individuare, a volte remoto e per questo difficile da rintracciare o da ricordare. Se oggi, 2 giugno 2016, celebriamo la Festa della Repubblica un inizio lo dobbiamo rintracciare. E’ stata una Repubblica, la nostra, fondata sul sangue di una guerra civile che a metà Novecento ha sconvolto il nostro paese lasciandolo povero, distrutto e ridotto alla fama. E’ stato grazie al merito di uomini che, rimboccandosi le maniche, hanno insieme deciso di ricostruire un paese, mattone dopo mattone, casa dopo casa, speranza dopo speranza. Nell’arco di pochi anni, l’Italia ha saputo darsi una forma repubblicana, una costituzione e rimettere in moto l’economia dello stato. C’era la volontà di non dimenticare, di ricordare, di fare tesoro di quanto accaduto perché in futuro, le nuove generazioni non si trovassero a combattere le stesse guerre e a rivivere le stesse paure. Era la speranza nella forza dell’uomo unita all’idea di libertà. Era come se quel vento di speranza e di libertà fosse tornato a spirare sull’Europa dopo decenni di totalitarismo e di oppressione. Era un vento dalla origini antiche. Era la stessa convinzione, nella stessa forza e nella stessa libertà, che aveva spinto, un secolo prima, il nostro popolo a combattere per la libertà del paese dallo “straniero oppressore”. Nell’Ottocento, convinti di essere nel giusto, convinti nella forza dell’uomo e nell’idea che la libertà era il bene più prezioso a disposizione dell’uomo, riconquistammo quelle che credevamo essere le nostre terre e creammo uno stato. Uno stato che era unito territorialmente, ma non umanamente, lo era come geografia, ma non come popolo. Ancora una volta la forza della speranza unita all’idea di libertà bastò per reggere le sorti di questo stato fino all’avvento distruttivo del fascismo. Ma se anche nella seconda metà dell’Ottocento vigevano gli stessi ideali di speranza nell’uomo e nell’idea di libertà, per ricercarne le origini dobbiamo retrocedere ancora nel tempo. In questo percorso all’indietro troviamo tante rivoluzioni industriali, sociali e politiche. La forza nella speranza dell’uomo causava progressi tecnologici mai visti prima, l’idea di libertà spingeva le masse povere ad imbracciare i bastoni per rivoltarsi ai monarchi assoluti. E’ un vento, quello della libertà, che spira per tutto l’Ottocento, che arriva dal Settecento. E’ un vento fresco, nuovo, che spinge a credere nelle potenzialità dell’uomo. Questo è il nostro punto di arrivo, che è il punto di partenza da cui speranza e libertà si fondano nell’idea che l’uomo possa essere al centro del mondo, che possa con le proprie forze divenire giudice del proprio futuro. Nel Settecento, fu l’Illuminismo a concludere il Medioevo e aprire le porte dell’epoca moderna. Grazie a questo movimento di uomini e di idee si mise al centro dell’interesse l’uomo, nella sua totalità, ponendo sotto il vaglio della Ragione tutti gli aspetti della vita umana, religione compresa. Per la prima volta l’Uomo non aveva più scuse, scuse di un Dio che predestinava il suo futuro, che lo guidava lungo un percorso già scritto. La fine dell’età buia, in cui l’Uomo non aveva l’idea di se stesso, finisce quando si accende la luce dell’Illuminismo. Illuminismo appunto è illuminare l’Uomo con la luce della Ragione. La secolarizzazione che ne è seguita e che ha comportato la riappropriazione dell’uomo nel mondo, nel secolo appunto, con la crisi dei movimenti religiosi ha percorso i tempi con i venti di speranza e libertà cedendo il passo, solo in epoca contemporanea, alla globalizzazione. Quest’ultimo fenomeno, di massa come il precedente, ha causato l’uniformazione dell’Uomo ad uno standard preconfezionato spegnando la speranza e riducendo la libertà ad uno spazio sui social network. Ma i venti di speranza e libertà nell’Uomo continuano a spirare, mossi da un ideale che dal Settecento non si è mai sopito, solo che oggi piuttosto che continuare a cavalcarli si preferisce chiuderli fuori dalla finestra.

 Roberto Rossetti

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